Dieta a punti

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La chiave della celebre dieta a punti, progettata dal dietologo Guido Razzoli negli anni ’70, è la drastica riduzione dei carboidrati (si tratta dunque di una dieta low-carb). Di recente sta vivendo una nuova giovinezza, e viene proposta positivamente da molte riviste del settore salute per il suo grande vantaggio – quello di aiutare a perdere peso senza troppe rinunce. Il segreto, come in tutte le diete low-carb, sta in un meccanismo, la riduzione dell’insulina, che mobilizza il grasso del corpo.

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Spiegazione

Spiegata in breve, i cibi molto proteici valgono pochi “punti”, spesso anche zero per certi pesci e carni, così come le verdure, mentre quelli ricchi di carboidrati come pane e certi legumi possono arrivare anche a trenta o quaranta punti (una pizza al prosciutto ne può valere 20 da sola). In questo modo si è liberi di mangiare proteine e grassi in quantità, perchè non incidono sul bilancio quotidiano di “punti” che viene assegnato in base al peso corporeo e dà appunto il nome alla dieta. “Spendendo” questi punti il soggetto compone il menù della propria giornata: una donna di 50 kg avrà un budget di 16 o 22 punti, mentre un uomo di 80 kg potrebbe averne dai 23 ai 28.

Critiche

La critica principale mossa a questa dieta è di due nature: la prima è che un utente inesperto ma ad esempio appassionato di dolci potrebbe comporre il proprio menù quotidiano soltanto con pochi cibi ipercalorici, vanificando i risultati e non nutrendosi appropriatamente; la seconda, che è comune a tutte le diete a carattere fortemente chetogenico, è che il peso si perde rapidamente, ma altrettanto facilmente si recupera tornando all’alimentazione normale. Insomma, come per tutte le diete, per un buon successo è essenziale il parere e il sostegno di un esperto.